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Secondo uno studio pubblicato da  Ian Pearson, futurologo, fondatore di futurizon.com e consulente di molte delle maggiori multinazionali planetarie, il numero di robot/androidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli umani.

Foto: Ian Pearson, futurologo

Per Pearson ci avviciniamo a grandi passi verso un pianeta popolato da androidi capaci di svolgere le funzioni che siamo abituati siano svolte dalle persone. Del resto, a conforto della sua visione, gli esempi già attuali non mancano. Uno tra i tanti: già oggi Pepper, androide costruito in Giappone, parla 19 lingue e guida i parenti degli ammalati nei corridoi dell’ospedale AZ Damiaan di Ostenda, in Belgio.

Foto: Pepper, il robot-guida

Un sondaggio condotto nel Regno Unito ci dice che il 71% delle persone ha paura dello sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, il 59% crede che i robot siano una minaccia per l’umanità. Si teme che l’automazione di milioni di posti di lavoro possa provocare una crescita smisurata della disoccupazione, l’aumento della disuguaglianza e una riduzione dei salari, facendo scomparire molte figure professionali.

Sono timori fondati? Cosa ci aspetta? Riusciremo ad utilizzare la tecnologia a vantaggio della collettività, creando più ricchezza e benessere diffusi, oppure ci sarà un ulteriore impoverimento di massa e ancora più ricchezza concentrata in poche mani?

Vediamo cosa ne pensa Pearson, in una intervista rilasciata al sito spagnolo nobbot.com

– Come sarà il mondo nel 2050 se pensiamo alla tecnologia e al modo in cui interagiamo con essa?

Penso che il principale progresso sarà l’apparizione di ciò che chiamo il superumano, un essere dotato di intelligenza artificiale collegata al cervello. Questo cambierà tutto. Non saremo uguali ad oggi perché i coefficienti di intelligenza saliranno alle stelle. Questo, ovviamente, porrà sfide gigantesche come ad esempio l’accesso delle persone all’intelligenza artificiale: sarà per pochi o per tutti? Inoltre appariranno nuovi rischi da cui proteggerci, come i batteri intelligenti dotati di componenti elettronici. Ci saranno anche spie microscopiche che atterreranno sulla nostra pelle e avranno accesso a qualsiasi cosa stiamo pensando. È una immagine piuttosto allarmante ma realistica.

– Lei sostiene che i robot svolgeranno un ruolo essenziale nella società. Che tipo di robot vedremo e che mansioni svolgeranno?

Naturalmente, ci saranno molte varietà di robot industriali, ma anche molti progettati per la casa o gli uffici. Ci saranno dai semplici robot agli androidi supportati dall’intelligenza artificiale collegati tra loro nel cloud che saranno in grado di fare quasi qualsiasi tipo di lavoro. Uno dei più importanti sarà prendersi cura di noi, dandoci compagnia, amicizia e, perché no, sesso. Gli androidi avranno elevate capacità emotive. E non avranno bisogno dell’intervento di essere umani per comportarsi come esseri umani.

Foto: Harmony, il primo sex-robot

 I robot saranno una minaccia per l’occupazione, come spesso viene suggerito oggi?

Non li vedo come una minaccia ma come un modo di crescere. Alcuni lavori scompariranno, ma altri verranno creati. L’importante è vedere che più la tecnologia avanza, più è probabile che le persone si concentrino sul loro lato umano. Vedremo molte persone avere tempo per sviluppare abilità legate alle arti e ai mestieri. Alcuni sceglieranno di aiutare la società e altri semplicemente si rivolgeranno ai loro hobby. Un’economia in rapida crescita basata sull’automazione consentirà un reddito generoso per tutti.

Faremo ciò che ci piace e avremo abbastanza soldi per vivere comodamente. Se l’automazione si occupa di tutte le cose noiose, le persone potranno divertirsi. Alcuni lavori saranno mantenuti, come quelli relativi all’attenzione personale o quelli in cui l’interazione con gli altri è essenziale. Probabilmente, i robot possono anche farli, ma la gente preferirà trattare con un essere umano. Lavori come infermieri, insegnanti, artigiani, artisti o atleti sopravviveranno probabilmente perché preferiremo che siano eseguiti da esseri umani.

 Pensa che gli androidi, o i proprietari degli androidi, per essere più precisi, dovrebbero pagare le tasse o la sicurezza sociale, come suggeriscono alcuni analisti ed economisti oggi?

Certo, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano abbastanza per mantenere uno standard di vita decente. Bisognerà ridefinire la questione delle tasse e dello stato sociale. Sono a favore di un reddito di base universale, che è qualcosa che guadagna seguaci molto rapidamente. Le aziende devono restituire alla società ciò che la società ha dato loro. In questo modo, credo che nel 2050 saremo in grado di pagare a ciascuno dei cittadini di un paese un reddito di base equivalente al salario medio di oggi.

Lei ha detto che in futuro avremo il nostro corpo carico di microchip. Cosa faranno questi microchip per noi?

Penso che la maggior parte dell’elettronica che porteremo con noi sarà al di sotto della nostra pelle. Chiamo questa cosa “pelle attiva”. Negli strati più profondi, i dispositivi elettronici saranno in grado di controllare la composizione del sangue e l’attività dei nervi. Negli strati più superficiali, useremo dispositivi destinati a funzioni temporanee che scompariranno dopo una o due settimane. Inoltre, nel 2050, ci sarà un’elettronica che si collegherà con la parte più profonda del cervello, trasformando l’intelligenza artificiale in un’estensione della nostra testa.

Foto: Due “androidi” della serie Westworld

-Kaspersky, il fondatore della russa Kaspersky Lab Zao, specializzata in sicurezza informatica, ha messo in guardia sui rischi, anche fisici, di hacking di queste tecnologie. Quali sono le minacce a cui ci esponiamo in questa età bionica?

In effetti non dovremmo ospitare dispositivi non sicuri nei nostri corpi, e soprattutto nelle nostre menti. Altrimenti gli hacker sarebbero in grado in futuro di controllare il nostro corpo e trasformarlo in uno zombie. Ecco perché penso che continueremo ad aver bisogno di buoni specialisti della sicurezza.

– Quale sarà l’aspettativa di vita nel 2050 e come si evolveranno le malattie. Il cancro sarà una malattia debellata entro quella data?

Nessuno lo sa davvero, ma alcuni scienziati pensano che raggiungeremo una aspettativa di vita tra i 120 e i 130 anni. Ma non importa molto quanto tempo il tuo corpo vive se sei in grado di connettere la tua mente al cloud. Perché quando il tuo corpo muore, il 99% della tua mente potrebbe essere nella rete. Quindi puoi comprare un androide, usarlo come un corpo di riserva, andare al tuo funerale e poi andare avanti con la tua vita. Credo anche che malattie come il cancro o il morbo di Alzheimer un giorno saranno completamente guarite.

– Le informazioni sul genoma sono la chiave per salvare vite umane in futuro e combattere le malattie legate all’invecchiamento?

Le informazioni genetiche saranno importanti, ma lo sarà anche per l’inquinamento, lo stile di vita o la dieta. La tecnologia ci aiuterà a combattere le malattie, ma dovremo continuare a prenderci cura di noi stessi.

Ha anche detto che gli incidenti stradali e gli ingorghi nelle città un giorno saranno un ricordo del passato. Quando metteremo fine a questi problemi e come?

Con buoni sistemi di intelligenza artificiale le auto potranno muoversi a distanza di millimetri l’una dall’altra, il che aumenterà la capacità delle strade fino a 15 volte. In questo modo risolveremo la congestione del traffico in molte aree. E se ciò non bastasse, le auto senza conducente di prossima generazione saranno guidate elettromagneticamente da un’infrastruttura intelligente.

Come sarà l’educazione nel 2050?

Ci saranno diversi modi per accedere ai contenuti: immersione attraverso la realtà virtuale, educazione convenzionale o attraverso l’uso di dispositivi nanotecnologici. Ma se vogliamo accedere alla conoscenza senza sforzo, avremo bisogno di sistemi di intelligenza artificiale che fungano da intermediari e filtrino i contenuti del cloud, secondo i nostri gusti.

Sin qui l’intervista a Ian Pearson. Bisogna dire che il mestiere del futurologo è tra i più fortunati. Quando arriverà il momento, delle previsioni (siano essere giuste o sbagliate) nessuno si ricorderà più.

 

Foto di copertina: Sean Young nel ruolo di Rachael in Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott, distribuito da Warner Bros

 

sondaggi

Prendi un tema di attualità (la proposta di legge sullo ius soli in discussione in Parlamento) una testata molto seguita (corriere.it) uno dei maggiori istituti di sondaggi (ipsos), mescola e… avrai lo scoop farlocco. Titolo: “Ius soli, la maggioranza dice no!”. Ovvero: come sputtanare lo strumento sondaggi (se ce ne fosse ancora bisogno) travisando i risultati e utilizzando una metodologia perlomeno dubbia.

Perché è uno scoop farlocco?

Nel merito: simulando che tutto dal punto di vista metodologico sia corretto e ci si possa quindi fidare del risultato del sondaggio (del metodo ne parliamo dopo) la pseudo notizia “Ius soli, la maggioranza dice no!” è costruita sulla risposta ad una domanda (“lei è favorevole alla cittadinanza automatica ai figli di immigrati che nascono in Italia?”) a cui il 54% degli intervistati risponde di no, ma questa non è la proposta di legge in discussione e del resto la forma di assegnazione della cittadinanza indicata nella domanda non è prevista in nessun Paese europeo. Quando poi viene fatta nello stesso sondaggio una domanda in linea con la proposta di legge in discussione (il c.d. ius soli temperato)  la maggioranza degli intervistati si dichiara favorevole! Quindi secondo i risultati dello stesso  sondaggio la maggioranza degli italiani sarebbe favorevole alla proposta di legge in discussione ma per il Corriere (e per gli autori del sondaggio) non è questa la notizia… Più “glamour” dire che gli italiani sono contrari.

Sul metodo: per sapere come è stato realizzato il sondaggio attrezzati con una lente di ingrandimento e leggi l’ultima riga pubblicata sotto i grafici, scritta in caratteri quasi invisibili. Scoprirai così che secondo quanto affermano gli autori il sondaggio è stato realizzato con un campione di meno di 1.000 persone, che altre 3.700 persone contattate si sono rifiutate di rispondere, che le interviste sono state realizzate un pò al telefono, un pò via web… (ma non si sa quante in un modo, quante in un altro e perché un pò in un modo un pò in un altro) e che tutti i dati del sondaggio, come previsto dalla legge, saranno pubblicati su sondaggipoliticoelettorali.it . Peccato che su questo sito, su cui devono essere pubblicati tutti i dati tecnici dei sondaggi, non ve ne sia traccia…

Poi naturalmente dopo essere stato pubblicato con grande evidenza dal Corriere lo scoop farlocco è stato rilanciato da molti altri media (Il Giornale e Huffington Post, stesso titolo: “Ius soli, la maggioranza degli italiani è contraria.”) E magari finisce anche nelle rassegne stampa dei politici e ne condiziona le scelte.

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Anche quest’anno, per il quinto anno, Premio Natura, il premio organizzato dal Gruppo Atlantide, ha proclamato i vincitori dell’anno, prodotti e Amministrazioni comunali che si sono distinti per l’attenzione all’ambiente ed al benessere dei cittadini. Un premio che è attribuito, dopo uno screening preliminare realizzato dal Comitato Scientifico, da una giuria composta da 10.000 cittadini.

La premiazione è stata trasmessa (ed è ancora visibile) sul sito di  Premio Natura. Per chi se li fosse persi, ecco i prodotti e le Amministrazioni comunali vincitori di Premio Natura 2017 (una più ampia descrizione è sul sito di Premio Natura):

Le Coccinelle, una collana di libri per bambini totalmente biodegradabile realizzata da Marotta&Cafiero, una piccola grande casa editrice del quartiere Scampia di Napoli;
– un telefono etico, attento alle fonti di fornitura: Fairphone 2;
– una casa ecologica, modulare come una scatola di Lego, basata sul principio Triple Zero: Aktivhaus Serie 700;
– un microgeneratore in grado di produrre calore ed energia elettrica con emissioni 20 volte inferiori ad una moderna caldaia: Totem;
– una nuova malta eco-compatibile realizzata con olio di girasole: OleoMalta Ecomat;
– un fornitore cooperativo a finalità non lucrativa di energia elettrica da fonti rinnovabili: ènostra;
Flora Linea Casa Ecologica, linea ecologica di detergenti per la casa;
Limpidho, il dragaggio sostenibile dei fondali marini di Decomar.
Tre le amministrazioni comunali premiate:
Napoli per ABC-Acqua Bene Comune, l’unica grande città che ha dato esecuzione al referendum del 2011 rendendo l’acqua pubblica;
Rivalta di Torino per la variante urbanistica che restituisce terreni all’agricoltura;
Malles per il divieto totale dell’uso di pesticidi chimici nel territorio cittadino, deciso con un referendum.

Sono già aperte le iscrizioni a Premio Natura 2018!

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La Web Serie “Il Teatro Fa Bene” vince l’Hollyweb Festival di Hollywood.

Il regista Iacopo Patierno ritira il Premio per la migliore Web Serie “non-fiction”.


						
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WIWANANA ha vinto la Menzione Speciale della Giuria al Festival del Cinema Africa, Asia, America Latina .

La motivazione:

Wiwanana, di Iacopo Patierno, Italia/Mozambico 2017
Attraverso il percorso di crescita personale ed espressiva degli attori mozambicani coinvolti nel progetto teatrale documentato, il film abbatte ogni barriera tra i protagonisti e lo spettatore che li guarda e che si immedesima senza riserve. Come per incanto cade la necessità di ricorrere a un “noi” e a un “loro”, e quindi il concetto stesso di barriera culturale.

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Il film Wiwanana fa il suo esordio stasera 22 Marzo alle 21 al Cinema Palestrina e sabato 25 Marzo allo Spazio Oberdan, dove saranno presenti anche il produttore Jacopo Fo e il regista Iacopo Patierno. Il tutto nella cornice del Festival del Cinema Aficano, dell’Asia e dell’America Latina di Milano.

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Wiwanana in swahili vuol dire essere uniti, fare le cose assieme.

E in effetti il film, come l’iniziativa che racconta, quella del progetto Il Teatro Fa Bene, è stato una grande esperienza di lavoro comune che ha coinvolto mozambicani e italiani.

Una esperienza e anche un’avventura.

Un’avventura per noi italiani nel profondo nord del Mozambico, a Cabo Delagado, a contatto con popolazioni di villaggi dove le comunicazioni con il mondo esterno sono quasi nulle anche perché manca la corrente elettrica;  alla ricerca di aspiranti attori cui affidare il compito di rappresentare una commedia che aiutasse le donne e le loro famiglie a capire l’importanza dell’assistenza sanitaria per la partorienti e i loro bambini. E un’avventura anche per i mozambicani scelti per questo compito, per la prima volta in viaggio fuori dal Paese, in Italia, per tenere degli stage ad Alcatraz in Umbria in preparazione della tournée.

Wiwanana racconta quest’avventura mettendo al centro le parole, i gesti, gli occhi degli attori mozambicani.

Alla fine come è andata? Quali ostacoli si sono incontrati? La convivenza ha funzionato? Non posso fare spoiler…

 

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Secondo le analisi del Gruppo Atlantide negli ultimi tre anni in Europa il numero delle imprese che realizzano prodotti o servizi dichiaratamente attenti all’ambiente o alla sostenibilità sociale è più che raddoppiato. E sono ancora di più quelle che stanno dando, in un modo o nell’altro, una connotazione “green” ai loro prodotti.

In questo clima si inserisce la rivincita di Santa Claus.

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Il Teatro Fa Bene www.ilteatrofabene.it è un’esperienza ancora in corso (stiamo lavorando al libro e al documentario che racconteranno questa avventura) ma che ha già dato i risultati sul campo che si proponeva: una tournée con cinque spettacoli teatrali in altrettanti villaggi nella provincia di Cabo Delgado, ai confini tra Mozambico e Tanzania, con oltre 3.500 spettatori, soprattutto donne, a cui è arrivato il messaggio su come gestire meglio la gravidanza e la cura dei neonati. Per farlo abbiamo utilizzato i canoni della commedia dell’arte, con una pièce scritta ad hoc da Jacopo Fo, coinvolgendo attori amatoriali mozambicani che hanno precedentemente fatto uno stage di due mesi presso la Libera Università di Alcatraz. 

Un progetto che non avrebbe mai potuto essere realizzato senza il contributo ideativo, organizzativo e finanziario di Eni Foundation e la collaborazione di Medici con l’Africa Cuamm.

Uno dei risultati indiretti di questa iniziativa è che ha avuto e sta avendo una larga eco sui media: per limitarci all’Italia si stima che già oggi gli articoli ed i video diffusi dai media italiani abbiano superato il valore economico (il valore cioè che quegli spazi avrebbero se fossero stati acquistati per pubblicità a pagamento) di un milione di euro.

Una prova tangibile che fare del bene può fare bene (anche) a chi lo fa.

Ma quali sono i requisiti necessari per raggiungere simili risultati in termini di Media Reputation?

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L’Istat ha pubblicato gli indicatori demografici dell’Italia a fine 2015.

Emergono una serie di indicazioni, molte non entusiasmanti, sullo stato della popolazione del nostro Paese,  in parte sintetizzate in questa infografica. Ma non se ne parla molto sui media …

 

 

Istat

 

  • Aumentano ed aumenteranno le attenzioni per la salute: il 2015 è l’anno record per i decessi.

I decessi nel solo 2015 sono stati 653.000, con il tasso di mortalità più alto registrato dal secondo dopoguerra ad oggi.

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  • La puntata precedente

Nella prima parte (pubblicata qui sotto) abbiamo assistito al dibattito che si verifica tra le varie parti del cervello quando ci troviamo davanti alla scelta di un prodotto. E ci siamo chiesti anche come questa conoscenza possa aiutarci a individuare quali possano essere i nuovi prodotti di successo e come aiutarne il lancio e lo sviluppo, massimizzando i fattori che provocano piacere nei potenziali clienti e minimizzando quelli contrari.

Escluso che si possa, ogni volta che dobbiamo prendere una decisione, coinvolgere un ampio campione del target a cui applicare degli elettrodi per ripetere il test che abbiamo visto, diventa necessario adottare degli strumenti veloci e low price che ci aiutino a prendere le decisioni giuste.

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